Scavi a Veio Macchiagrande

Informazioni generali - general Info
Type: 
Scavo nazionale
Location or field: 
Lazio - Roma - Veio
Begun in: 
1996
Ends in: 
2017
Lenders: 

"Sapienza" Università di Roma (Grandi Scavi Ateneo)

News: 

E’ possibile iscriversi allo scavo entro lunedì 1 settembre 2014.

Riferimenti e dati - People and datas
  • Maria Cristina Capanna
  • Giada Fatucci
L’area di indagine si trova su un rilievo tra Macchiagrande e Vignacce, in posizione centrale rispetto al pianoro su cui si estende la città. Qui, alcune anomalie individuate nell’analisi interpretativa di fotografie aeree, avevano rivelato l’esistenza di strutture sommerse di grande interesse archeologico relative all’abitato. In particolare una anomalia regolare corrispondente ad una forma rettangolare di ca. 40x80 m che si è poi rivelata coincidere con il Foro del municipio augusteo. Da queste premesse ha preso l’avvio il nostro intervento di scavo. 
La successione dei paesaggi identificati in quest’area è la seguente: 
Periodo 1: dall’età villanoviana alla metà del VI secolo a.C. Le tracce più antiche di occupazione in questo settore dell’abitato consistono in buche per l’alloggiamento di pali, fosse, canalette e battuti relativi a strutture lignee che - in almeno un caso - è stato possibile datare preliminarmente a partire dalla metà circa del IX secolo a.C. E’ stato possibile identificare – al di sotto dell’ambiente 2 della successiva domus – i resti di una nuova struttura in cui si è riconosciuta parte di una capanna rettangolare con cunetta scavata nel terreno vergine e angoli rinforzati da pietre, dotata di piani combusti e di un focolare (Fase 1.1.). Gli strati connessi a questa struttura hanno restituito ossa bruciate e impasti non torniti dell’età del Ferro, che la rendono più o meno coeva alle più antiche mura di Veio scoperte da Francesca Boitani a Porta Nord Ovest. All’elevato di questa capanna possono attribuirsi numerosi frammenti di incannucciata contenuti nel piano della struttura successiva (Fase 1.2). Quest’ultima, a pianta ovale, sembra essersi sostituita al primo impianto intorno all’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C., come indicano alcuni frammenti di impasto bruno tornito tra cui una brocca carenata ridotta in frammenti e inzeppata nel riempimento di un buco di palo. 
Intorno alla metà del VII secolo a.C. la capanna più antica viene sostituita da un edificio in muratura di cui restano solo due tratti di fondazioni in blocchi di tufo rosso (Fase 1.3), mentre le altre sembrano proseguire fino al secolo successivo.
 
Periodo 2: dalla metà del VI al II secolo a.C. Alla metà del VI secolo a.C., l’area interessata dalle capanne viene occupata da almeno tre nuove strutture in opera quadrata con blocchi regolari di tufo grigio che riutilizzano in parte anche i muri più antichi in tufo rosso. I nuovi edifici, a pianta rettangolare internamente divisi in due o tre vani, sono disposti in maniera ortogonale al declivio e si affacciano a sud su una strada che attraversa l’altura in senso est-ovest correndo parallela all’altro tracciato - più basso - che collega la porta nord-occidentale di accesso alla città con l’acropoli di Piazza d’Armi. Nell’edificio centrale si può riconoscere un piccolo cortile lastricato annesso all’abitazione.
Ad est di questo quartiere si estende un’area di culto - o almeno connessa a pratiche rituali - coeva alle strutture, la cui presenza è stata inizialmente suggerita da circa 8.000 frammenti ceramici rinvenuti all’interno di un pozzo. A parte pochi elementi residui databili all’età del Ferro e all’Orientalizzante, il resto del materiale rinvenuto nel pozzo costituisce un contesto unitario di età tardo-arcaica e classica, assimilabile al deposito di Casale Pian Roseto. Sono presenti circa quaranta frammenti di ceramica attica, per la maggior parte a figure rosse; alcuni elementi architettonici in impasto chiaro-sabbioso, tra cui una base di statua e un frammento di antefissa con protome di Acheloo, molti frammenti di bucchero, ceramica etrusca a fasce, ceramica acroma, ceramica d’impasto chiaro-sabbioso, coarseware, olle in internal slip ware, pesi da telaio con simboli impressi, frammenti di fornelli a diaframma rialzato e materiale edilizio in impasto rosso-bruno e chiaro-sabbioso. Inoltre 14 frammenti recano tracce di iscrizioni in lingua etrusca o di segni incisi o graffiti. 
L’ipotesi che si tratti di un’area sacro/rituale è stata confortata dal proseguimento delle indagini in questo settore dello scavo, che hanno permesso di conoscere meglio il contesto topografico in cui il pozzo è collocato. L’estensione della ricerca è stata stabilita in seguito alle informazioni acquisite con le indagini geofisiche (magnetometria e georadar ad alta risoluzione). I risultati di queste prospezioni suggerivano la presenza di un imponente edificio che è stato in seguito individuato sul terreno e fino ad oggi solo parzialmente scavato. Di questa grande struttura, che misura ca. 100 mq e che è l’unica con muri a doppio filare di blocchi, conosciamo per ora l’ultima fase edilizia databile nella seconda metà del VII secolo a.C. sulla base dei pochi materiali più recenti ad essa associati, alcuni frammenti di tegole di prima fase e di bucchero nero sottile, mentre i reperti residui rimandano al passaggio tra la fine dell’età del Ferro e la prima età orientalizzante. Alla copertura dell’edificio dovevano inoltre appartenere due elementi, forse acroteriali, depositati in una piccola fossa nelle attività di abbandono della struttura. La planimetria dell’edificio, le sue dimensioni, la particolare tecnica edilizia a doppio filare e la connessione con il pozzo contenente materiale votivo oltre alle evidenti difformità dai piccoli edifici, lasciano dunque ipotizzare una funzione particolare per questa struttura. 
Il paesaggio delineato a Macchiagrande per l’età arcaica e classica viene conservato a lungo. E’ solo tra la fine del IV e gli inizi III secolo a.C. che vengono obliterati la nuova struttura monumentale e il pozzo in essa contenuto. Gli altri edifici in blocchi non subiranno invece modifiche fino alla metà circa del II secolo a.C. Questo quadro sembra quindi confermare quanto individuato già in altri settori urbani e cioè che la fatidica data del 396 a.C. non è immediatamente identificabile a livello archeologico.
 
Periodo 3: II secolo a.C. - fine I secolo a.C. Intorno alla metà del II secolo a.C. vengono distrutti gli ultimi edifici arcaici. Alcune fondazioni di questi edifici sono reimpiegate nella costruzione di una sola grande domus di forma irregolare (ca. 330 mq), i cui muri si dispongono secondo i differenti orientamenti dettati dalle strade e dalle fogne che le costeggiano. Alla struttura si accede tramite un percorso battuto e carrabile che fiancheggia tutto il fronte dell’abitazione. Si attraversa poi un piccolo portico che immette, tramite una rampa, in un vestibolo da cui si passa ad un ambiente centrale più grande con vasca in lastre di tufo connessa ad un pozzo. Dell’edificio si conservano le fondazioni e parte degli elevati in opera quadrata di tufo con tratti dei rivestimenti parietali (intonaci dipinti) e pavimentali (cocciopesti anche decorati). Il resto dell’isolato sembra essere invece occupato da un vasto hortus con cisterna.
 
Periodo 4: età imperiale (I-III secolo d.C.). È l’epoca del Municipium augustum Veiens. Nell’area indagata sono presenti in questa fase due settori distinti, uno pubblico e uno privato. Quello pubblico è organizzato attorno alla piazza del Foro, realizzata con un enorme sbancamento ad est della domus. La parte centrale e scoperta della piazza doveva essere circondata sui quattro lati da un portico colonnato, che riteniamo di ordine dorico, su cui prospettavano altre strutture, in alcuni casi inquadrate a loro volta da colonne. Sul lato breve occidentale del Foro, ad una quota di poco più alta, si affaccia un sacello delimitato da un recinto in asse con la piazza, al cui interno poteva trovarsi anche un secondo sacello. Alle sue spalle è un grande edificio a pianta irregolare - non ancora integralmente scavato - articolato in ambienti stretti e allungati disposti attorno a quella che sembra una corte scoperta. L’edificio, con mosaici pavimentali e intonaci dipinti alle pareti, è interpretabile come un impianto termale di cui sono stati scavati alcuni ambienti destinati ai bagni caldi. 
È possibile che presso il Foro almeno da questo periodo fosse attivo anche un quartiere artigianale come testimonierebbero la presenza di scarti di fornace raccolti in superficie nel corso dei lavori preliminari allo scavo e in diverse stratigrafie dell’area, e una struttura circolare riferibile forse ad una fornace.
Nel settore privato la domus si amplia notevolmente modificando la disposizione dei suoi ambienti e delle aree scoperte e acquisendo nuovi vani di servizio. Le attività edilizie attribuite a questo periodo sono riconoscibili per l’impiego dell’opera cementizia e per i nuovi pavimenti che, dove conservati, sono in cocciopesto. Le poche tracce di intonaco bianco non permettono invece di ricostruire gli apparati decorativi degli alzati.
 
Periodo 5: La destrutturazione del paesaggio urbano. Tra il IV e il V secolo d.C. sia il settore pubblico che quello privato sono invasi da sepolture. Sono state fino ad oggi individuate circa 10 tombe con copertura a cappuccina - alcune integralmente conservate, altre quasi interamente distrutte dalle arature successive - disposte sui lati nord e ovest del Foro e lungo la strada che delimita il settore privato, interrompendo un percorso utilizzato almeno dall’epoca arcaica. Nel Foro inoltre, in corrispondenza dell’angolo N-W, alcune vasche in muratura, rivestite con uno strato consistente di malta idraulica vengono addossate ai muri perimetrali della piazza (che forse aveva perso già da tempo la sua funzione originaria).
Probabilmente in questo stesso periodo viene utilizzata anche la calcara circolare posta a nord del Foro, che sembra essere stata istallata sfruttando una fornace più antica che attribuiamo in via preliminare al quartiere artigianale di età imperiale.
 
  • M.T. D’ALESSIO, Il contributo dello scavo in località Macchiagrande alla ricostruzione dei paesaggi urbani di Veio tra l’età del Ferro e la tarda età imperiale, in C. Smith, U. Fusco, R. Cascino (edds.), Novità nella ricerca archeologica a Veio. Dagli studi di John Ward-Perkins alle ultime scoperte, Atti del Convegno tenutosi a Roma (British School at Rome) il 18 Gennaio 2013, Roma 2014, c.s.
  • M.C. CAPANNA - G. FATUCCI, Veio Macchiagrande. L’area archeologica centrale, in C. Smith, U. Fusco, R. Cascino (edds.), Novità nella ricerca archeologica a Veio. Dagli studi di John Ward-Perkins alle ultime scoperte, Atti del Convegno tenutosi a Roma (British School at Rome) il 18 Gennaio 2013, Roma 2014, c.s.
  • M.T. D'ALESSIO, M.T. DI SARCINA, Lo scavo in località Macchiagrande a Veio: un contesto di età tardo-arcaica e classica, in Scienze dell'Antichità 20, c.s.
  • M.T. D’ALESSIO, Macchiagrande - Case etrusche e Foro di età romana, in Guida archeologica del Parco di Veio, Roma 2010, pp. 64-65.
  • M.T. D’ALESSIO, I.C. Veio. Macchiagrande - Vignacce, in A.M. Moretti Sgubini (cur.), Veio, Cerveteri, Vulci. Città d’Etruria a confronto, Catalogo della Mostra (Roma, 1º ottobre - 30 dicembre 2001), Roma 2001, pp. 17-22.

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