Progetto Veio: lo scavo nell’abitato di Piazza d’Armi

Informazioni generali - general Info
Tipologia: 
Scavo nazionale
Regione o ambito: 
Lazio - Roma - Veio
Anno di inizio: 
1996
Anno di fine: 
2012
Finanziamenti: 

"Sapienza" Università di Roma (Grandi Scavi Ateneo)

E-mail di contatto: 
Riferimenti e dati - People and datas
  • V. Acconcia

  • M. Merlo
  • A. Piergrossi
  • S. Ten Kortenaar
  • G. Benedettini
  • M. Coccia
  • A. Di Napoli
  • G. Galante
  • H. Marchetti
  • M. Milletti
  • S. Neri
  • V. Nizzo
  • V. Paolini
  • F. Pitzalis
  • F. M. Rossi
  • F. Sciacca
  • I. van Kampen

 

Nel 1996 l’Università di Roma ‘La Sapienza’, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, ha avviato a Piazza d’Armi (fig.1) un progetto di ricerca mirato a definire i caratteri di tali sviluppi urbanistici (nell’ambito del più ampio ‘Progetto Veio’).

Sono state riconosciute 9 fasi di occupazione. Nella prima fase, tra il IX secolo a.C. e la metà del VII, il popolamento del sito sembra organizzato per gruppi di abitazioni sparse, capanne a pianta circolare con tetto conico sorretto da palo centrale, o a pianta ellittica e fondo ribassato, preceduta da un avancorpo (una porta o una tettoia), con la copertura impostata su un muro perimetrale di terra e scaglie di tufo. Le strutture più antiche sembrano disposte in due gruppi al centro e a nord del pianoro, mentre quelle pertinenti alla fase orientalizzante, generalmente con materiali di indubbio prestigio, appaiono per lo più localizzate nella zona centrale. Se a tale situazione si associa poi l’alta incidenza di materiali residui dall’intera area, l’intensità e la distribuzione dei resti riferibili alla I fase induce a considerare Piazza d’Armi come uno spazio pertinente alla fase più antica del popolamento dell’area di Veio villanoviana. Attribuibile a questa fase è una tomba di maschio inumato, anni 25-30 (datazione radio carbonio 14: 940-810 a.C.), presumibilmente sormontata da una piccola capanna, a sua volta inserita in una struttura ellittica allungata, di difficile interpretazione: heroon o capanna rituale?

Alla seconda metà del VII secolo (II fase) va attribuito l’inizio del programma urbanistico con la divisione dello spazio in lotti mediante solchi ortogonalmente tracciati. E’ probabile che a Veio lo spazio abitato, già definito nella seconda metà del VII secolo a.C., abbia avuto una espressione monumentale solo più tardi. Alla successiva III fase (fine VII secolo a.C.) si deve attribuire la monumentalizzazione dell’impianto stradale con l’edificazione della struttura A che, mai utilizzata come struttura abitativa, potrebbe aver avuto finalità ‘pubbliche’, quali pratiche commerciali o assemblee. Alla stessa fase vanno riferiti un tempio a oikos e almeno due abitazioni gentilizie, al centro e a settentrione del pianoro, decorati da terrecotte architettoniche, che hanno restituito ricchi arredi di impasto bruno sottile, bucchero e vasellame italo-geometrico, anche iscritti.

Di particolare interesse per questa fase sono i materiali rinvenuti in una cisterna messa in luce nella estrema zona occidentale del pianoro (fig.2), riferibili ad una struttura incassata evidenziata nelle immediate vicinanze, da interpretare verosimilmente come un edificio a sviluppo verticale, analogo a quello presso il ponte di San Giovenale o quello posto all’ingresso del santuario di Portonaccio, decorato da un fregio di felini incedenti, e interpretato come abitazione o hestiatorion, per la presenza di cospicui resti di ossa.

Come i due esempi menzionati, il vano semi-sotterraneo venuto alla luce a Piazza d’Armi si trova all’ingresso del pianoro. Le maglie del più antico impianto urbanistico pongono qui la fine della strada principale, probabilmente collegata alla città da un ponte ligneo. A Piazza d’Armi quindi sembra di riconoscere nello scorcio del VII secolo a.C. un programma urbanistico unitario, in cui viene edificata una residenza con vicino luogo di culto, il pianoro viene diviso in lotti e protetto da una torre, abitata da membri dello stesso clan o forse utilizzata come al Portonaccio come hestiatorion (come confermerebbero anche in questo caso gli abbondanti rinvenimenti di ossa animali, in corso di studio da parte di Jacopo de Grossi Mazzorin, testimonianza di un notevole consumo di carni).

L’occultamento dei materiali di tale struttura e l’abbandono del tempio a oikos sembrano contemporanei. Il luogo di culto non sembra ampliato o ricostruito nei pressi, come in altri casi: il culto dovette invece essere trasferito nell’area urbana assumendo caratteri poliadici e perdendo la sua connotazione gentilizia. Meno chiara appare per il momento la successiva fase IV, segnata dal rifacimento dei percorsi viari e da una sorta di piazza delimitata da pilastri. Ad essa si potrebbe attribuire l’edificazione dell’imponente cinta muraria. Una forte attività edilizia interessa il pianoro alla fine del VI secolo o all’inizio del V secolo a.C. (fasi V-VII), come dimostra la ripavimentazione della strada, da collegare alla costruzione della porta a dypilon e la realizzazione di porticati e strutture artigianali. A questo periodo vanno riferite anche alcuni frustuli di lastre architettoniche con anthemion dei nuovi scavi e un frammento di antepagmentum a volute e due frammenti di tegole dipinte, rinvenute dallo Stefani, pertinenti alla decorazione di un edificio indubbiamente di carattere pubblico, non ancora localizzato.

La continuità di vita attestata anche per le fasi VIII e IX suggerisce inoltre un prolungamento, di almeno una generazione, della occupazione del complesso di Piazza d’Armi, generalmente considerato già abbandonato nel tardo VI secolo a.C. Questo rinnovato impegno edilizio, attestato ad esempio anche nell’area di Portonaccio, sembra inserirsi nel ventennio di relativa tranquillità nei rapporti con Roma, governata da magistrati di origine etrusca, riconosciuto nello scorcio del VI secolo, tra l’impresa di Porsenna e l’avvio del conflitto aperto dalla guerra gentilizia dei Fabi. Nessun elemento sembra per ora indicare tracce di vita relative al pieno V e al IV secolo a.C., mentre dalla fine del IV secolo l'altura sembra occupata con finalità prevalentemente agricole.

Gli scavi ora in corso hanno infatti portato alla luce un complesso abitativo identificabile come uno dei siti rurali età medio-repubblicana sorte ad occupare l'ager Veientanus secondo un organizzato schema di divisione di terreni promosso da Roma. Dopo un lungo periodo di abbandono un edificio a due navate, di cui non appare ancora chiara la funzione, e alcuni sarcofagi fuori le mura indicano il riutilizzo del sito in epoca romano-imperiale, mentre in età alto medioevale strutture di tipo precario (recinti, magazzini, testimoniati da fosse di scarico e da buchi di pali) occupano il pianoro da allora fino ai giorni nostri impiegato esclusivamente per scopi agricoli.

Scavi 2003-2005

Nella campagna di scavo 2003 nell’area centrale dello scavo, è stata messa in luce, tagliata nel vergine, una tomba a fossa, destinata, secondo le analisi di Loredana Salvadei, del Laboratorio di antropologia della Soprintendenza Speciale al Museo Preistorico ed Etnografico Luigi.Pigorini, ad un uomo di circa 25/30 anni: la testa era Nord Ovest.

La fossa, m.2x0,50/0,60, profonda m.0,80, orientata NO-SE, era circondata, quasi sul bordo, da una serie di piccoli buchi di pali (per un recinto o per una piccola capanna); nella terra di riempimento, in corso di analisi, si è trovato solo qualche frammento di vasi biconici d’impasto bruno per lo più incisi a pettine, pertinente all’inizio dell’età del ferro (Veio I A/B). La deposizione appare del tutto priva di corredo, a eccezione di frustuli di bronzo indecifrabili trovati vicino alla testa, pertinenti verosimilmente ad una fibula, da collegare presumibilmente ad una sorta di sudario. La deposizione è del tutto anomala, sia rispetto alle tombe veienti, in questo periodo a incinerazione e nelle più tarde inumazioni orientate per lo più verso Est, o NE, sia rispetto alle altre rinvenute negli abitati etruschi, come ad esempio, quelle di Tarquinia, mai seppellite in fosse. E’ indubbio il carattere eccezionale della deposizione, segnalata da un recinto o più probabilmente coperta da una piccola capanna a pianta eccezionalmente absidata.

L’esame al radiocarbonio di campioni delle ossa, effettuati dal Centro di Datazione e Diagnostica Nucleare (CEDAD) dell’Università di Lecce diretto da Lucio Calcagnile hanno datato (94%) la deposizione tra 940 e 810 a.C. (s1), con una probabile, ma meno sicura (68%), delimitazione tra 905 e 830 (s2), cronologia in perfetta coincidenza con la fase più antica della cultura villanoviana, periodo a cui vanno riferiti i frammenti rinvenuti, secondo le datazioni tradizionali.

A NO della fossa è stato riconosciuto in una piccola cavità dai contorni irregolari (m.0,84x0,64), riempita di carboni, resti animali, tra cui un corno di cervo e pochi frustuli di vasi incisi a pettine, un focolare. La tomba e il focolare appaiono delimitati da una serie di buchi di pali che formano un’ellisse, da identificare verosimilmente con una costruzione ovale con apertura a NO, verso il grande pianoro. Nei buchi dei pali sono riconoscibili per ora frammenti di ceramica villanoviana decorata a pettine: i buchi di pali, come già notato altrove nel sito, sembrano volutamente colmati da argilla compatta. La presenza di ceramica di stesso tipo nei buchi di palo della capanna e nella terra di riempimento della tomba fanno riferire ambedue le strutture ad una stessa circostanza e progetto.

Riprendendo in esame i materiali soprattutto degli Scavi Stefani e le tracce sui disegni dei vecchi scavi è possibile riconoscere una serie di strutture circolari più o meno coeve alla tomba, e sicuramente riferibili alla fase più antica della cultura villanoviana, concentrate in questa area del pianoro.Quindi si potrebbe ipotizzare che il più antico gruppo di abitazioni di piazza d’Armi siano in qualche modo collegate alla deposizione e alla struttura che la ricopriva. Quest’ultime potrebbero essere poste proprio all’inizio dell’occupazione del pianoro; alla venerazione del sito potrebbe essere seguita immediatamente l’utilizzazione anche come area abitativa.

All’inizio del VII secolo (II fase edilizia del pianoro) viene costruita una “casa di legno” più o meno delle stesse dimensioni della capanna più antica sempre con ingresso sul lato corto evidenziato da due ante (campagna di scavo 2005), dentro la quale rientrano, risparmiate da altre attività, tomba e focolare, attestando un evidente continuità della venerazione per questo luogo.

Gli ultimi scavi hanno posto la messa in opera dell’impianto stradale almeno agli anni centrali del VII secolo a.C., come attestano solchi con relativi buchi per cippi nella strada minore.

Ma la posizione perfettamente in asse delle strutture più antiche spinge a postularne un tracciato molto più antico: tomba e capanna di IX secolo a.C. e casa rettangolare di legno presentano lo stesso orientamento NOSE della strada che taglia in due il pianoro. L’assoluta mancanza di corredo o di apprestamenti cultuali rende difficile una sicura definizione della tomba e della struttura ellittica di Piazza d’Armi, legata ad un personaggio eccellente od a un morto rituale, sacralizzato. In attesa della prosecuzione degli scavi possiamo solo attribuire una natura particolare a questa tomba coperta prima da una capanna, quindi delimitata da muri, in perfetta connessione con quel impianto ortogonale che fa di Piazza d’Armi e di Veio un punto di riferimento per la storia dell’urbanistica etrusca. In attesa che la prosecuzione degli scavi, specie nella zona tra la capanna e il tempio a oikos, possa fornire ulteriori dati all’eventuale caratterizzazione del rituale, possiamo senza dubbio riferire questo allestimento all’inizio del processo di urbanizzazione di Veio e della sua “cittadella”.

  • G. Bartoloni - V. Acconcia - A. Piergrossi - S. ten Kortenaar - I.van Kampen, “Veio, Piazza d’Armi” in A. M. Sgubini Moretti (a cura di) - Veio, Cerveteri, Vulci: città a confronto (Catalogo della mostra), Roma 2001.
  • I.van Kampen (a cura di), "Dalla Capanna alla casa: i primi abitanti di Veio, Catalogo della mostra", Formello 2003.
  • G. Bartoloni, "Veio-Piazza d’Armi: campagne di scavo 1996-1997" in H.Patterson - Bridging the Tiber. Aproaches to Regional Archaeology in the Middle Tiber Valley, The British School at Rome, 2004.
  • G. Bartoloni - V. Acconcia - A. Piergrossi - S. Ten Kortenaar - I. van Kampen, “L’abitato di Piazza d’Armi: le terrecotte architettoniche” in Deliciae Fictiles, Proceedings of the Third International Conferenceon Central Italic Architectural Terracottas, Roma 2002, in corso di stampa.
  • G. Bartoloni - V. Acconcia - S. Ten Kortenaar, “Le indagini stratigrafiche nel sito di Piazza d’Armi a Veio (Roma): le campagne di scavo 1996-2002” in Communities and Settlements from the Neolitic in the Early Medieval Period, 6th Conference of Italian Archaeology, Groningen aprile 2003, in corso di stampa.
  • G. Bartoloni - V. Acconcia - A. Di Napoli - G. Galante - H. Marchetti - M. Merlo - M. Milletti - V. Nizzo - V. Paolini - A. Piergrossi - F. Pitzalis - F. M. Rossi - F. Sciacca - S.Ten Kortenaar - I.van Kampen, , “Contesti abitativi di Veio Piazza d’Armi a confronto: materiali da una capanna alla casa” in Atti del Convegno: Ceramica, abitati, territorio nella bassa valle del Tevere e Latium vetus (VIII-VI secolo a.C.), École Française de Rome 2003, in corso di stampa.
  • G. Bartoloni , “Veio-Piazza d’Armi: dallo scavo degli Ispettori alle ricerche attuali” in Archeologia in Etruria. Giornate di studio in ricordo di Mario Moretti – Civita Castellana, 14-15 novembre 2003, in corso di stampa.
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