Cronologia attraverso i colori: analisi dei manufatti dipinti

Informazioni generali - general Info
Tipologia: 
Ricerca
Anno di inizio: 
2012
Anno di fine: 
2015
Finanziamenti: 
  • MIUR (Progetto FIRB – Futuro in Ricerca 2012)
E-mail di contatto: 
Riferimenti e dati - People and datas
  • Polcaro Andrea (responsabile dell’Unità di Ricerca di Perugia)
  • Chiriu Daniele (responsabile dell’Unità di Ricerca di Cagliari)

Il progetto proposto ha il fine di utilizzare la spettroscopia Raman, estendendo il confine del suo campo di applicazione al di là di quanto fino ad ora realizzato, da un lato come mezzo per risolvere problemi archeologici che sono attualmente al centro del dibattito scientifico ma che non trovano soluzione tramite l'utilizzo delle tecniche usate fino ad ora, in particolare per quanto riguarda i problemi di datazione. Dall'altro, tramite il perfezionamento della strumentazione oggi disponibile per la spettroscopia Raman, intende mettere le basi per lo sviluppo di strumenti “general purpose”, capaci di essere utilizzati anche per misure industriali applicabili in molti settori produttivi, primo tra tutti quello della ceramica.

L'analisi Raman e micro-Raman permette di identificare gli elementi principali ma anche la loro fase cristallografica. Le vernici e i materiali utilizzati per decorare una superficie sono materiali con un proprio spettro vibrazionale, e quindi con uno spettro Raman che li identifica univocamente. Nel caso in cui, invece, il colore sia dovuto alla presenza di droganti la cui concentrazione sia percentualmente minimi rispetto alla fase principale (drogaggi inferiori all'1%) l'analisi combinata Raman+luminescenza potrà fornire un quadro definitivo sulla natura pigmento.

L'applicazione della spettroscopia Raman all’archeologia è relativamente recente (non più di dieci anni), ma ha già occupato un posto di rilievo nella comunità scientifica. Il suo interesse è dovuto alle caratteristiche intrinseche derivanti da una caratterizzazione ottica con eccitazione a basse energie; infatti, a differenza delle più comuni tecniche di caratterizzazione, quali spettroscopia Mossbauer, la spettroscopia Raman è assolutamente non distruttiva e non necessita di alcun trattamento dei campioni; inoltre, grazie ai recenti sviluppi della tecnologia, è anche applicabile direttamente in situ utilizzando strumenti di ridotte dimensioni ma dalla alta efficienza.

La natura del progetto triennale delle Unità di Ricerca di Roma, Perugia e Cagliari prevede la creazione di un laboratorio sistematico di analisi con l'uso della spettroscopia Raman su manufatti archeologici. La scelta è ricaduta sulle antichità mesopotamiche conservate presso l'Ashmolean Museum di Oxford, dove una vasta collezione di antichità provenienti da scavi nella Mesopotamia centrale e meridionale nonché una veramente importante collezione di figurine fittili in terracotta costituiscono le interessanti premesse per l'applicazione dei risultati derivanti dalle analisi Raman su manufatti in argilla con presenza (ancora visibile o scomparsa) di pittura sulla superficie.

Oltre alla collezione di ceramiche mesopotamiche dell'Ashmolean di Oxford (i cui risultati permetteranno un confronto con, ad esempio, le ceramiche di Mesopotamia del British Museum di Londra, in corso di studio, e nuovi dati provenienti dalle recenti indagini archeologiche riprese in Mesopotamia), altri materiali ceramici in corso di studio provenienti dagli scavi al sito di Pompei saranno sottoposti alla spettroscopia Raman: numerosi sono i reperti che presentano una “vernice”, a volte sovradipinta, come la classica “vernice nera” o la ceramica attica. In particolare nel progetto verrà preso in considerazione il vasellame da cucina proveniente dai contesti archeologici del sito. Vernici, patine dipinte, alla luce dell’analisi Raman, non sono più considerabili come elementi iconografici e stilistici o come aspetti di distinzione della produzione di massa o d’elite del vasellame: ingubbiature e vernice esterne mutano la funzione e destinazione d'uso del prodotto con una specializzazione nelle forme e nelle tecniche di lavorazione e produzione.

Tutti questi dati e queste informazioni, verificate dalle analisi Raman, possono contestualmente aprire nuove possibilità e linee di ricerca con la riconsiderazione di materiale archeologico che può ora trovare nuove chiavi interpretative ed esplicative.

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