Poster session 4.1

Giancarlo Germanà Bozza (Accademia di Belle Arti di Catania)

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Necropoli e riti funerari a Siracusa tra l’età repubblicana e la prima età imperiale

Con la conquista romana Siracusa subì una violenta distruzione, in particolare nei quartieri di Tyche e Neapolis, accompagnata da un notevole spargimento di sangue. Nel 210 a.C., però, i Siracusani beneficiati da Marcello con la restituzione dei beni confiscati, istituirono in suo onore quale nuovo fondatore della città gli agoni detti Markellia disponendo “quando Marcello o suo discendente mette piede in Sicilia, recare corone e sacrificare agli dei”. Da questo momento in poi il rapporto di Siracusa con Roma si concretizzerà nell’integrazione ad un insieme politico e culturale pur mantenendo certe espressioni di autonomia che in altri casi avrebbero portato allo scoppio di conflitti locali come le guerre servili. L’accettazione di culti e onori pubblici da parte di personaggi romani conferma un comune interesse con i Sicelioti verso certe espressioni culturali. A questo faceva riscontro un certo interesse da parte della borghesia siceliota per la cittadinanza romana.

Le indagini archeologiche condotte da Paolo Orsi presso la necropoli de Fusco, all’inizio del secolo scorso, portarono alla scoperta dei primi gruppi di sepolture allora datato tra il III ed il I secolo a.C. Da allora gli scavi avvenuti a più riprese all’interno dell’impianto urbano moderno hanno permesso il recupero di tratti di necropoli, in particolare presso il quartiere della Borgata e Via Necropoli Grotticelle. Lo studio dei tipi di sepoltura e dei corredi recuperati può costituire un valido punto di partenza per potere analizzare un aspetto importante della società siracusana tra l’età repubblicana e la prima età imperiale.