Poster session 26.2

Dimitri Van Limbergen (Ghent University)

Dimitri.VanLimbergen@UGent.be

L’olio piceno: una merce trascurata dell’economia dell’Italia centrale Adriatica nell’età romana?

Il ruolo dell’oleocoltura nell’area centrale Adriatica dell’Italia romana è sempre stata considerata ‘modesto’, cioè di basso livello di produzione, destinata in primo luogo al consumo interno, e solo in secondo luogo sporadicamente anche commercializzata verso mercati esterni. Però, la documentazione archeologica nella campagna marchigiana e teramana dà sempre di più indizi ed elementi di conferma dell’esistenza di una produzione significativa di olio durante sia il periodo tardo-repubblicano che quello imperiale e tardo-antico. Infatti, studi recenti hanno mostrato che non meno di 53% dei siti che esibiscono prove decisive per un torchio da olio o da vino nel tempo romano sono da identificare come frantoii. Questo è un dato di grande interesse, visto che una tale importanza dell’oleocoltura picena era di tutto inaspettata a giudicare dalle fonti letterarie e dalla difussione ‘limitata’ delle anfore olearie di probabile produzione picena (Dressel ante 6B, Dressel 6B “prima fase” e le cosidette “anfore con collo ad imbuto” e “Schörgendorfer 558”). Attraverso l’analisi dei torchi finora registrati, la distribuzione anforica e lo studio della demografia regionale, questo contributo vuole riflettere sull’ampiezza della richiesta locale per questo prodotto e sulla posizione delle olive picene nell’economia nazionale e internazionale tra 100/50 a.C. e 150/200 d.C.