Arslantepe

Missione archeologica italiana nell'Anatolia orientale (MAIAO)

Tipologia: 
Scavo estero
Località: 
Turchia Orientale - Arslantepe, Malatya
Direttore: 
Francesca Balossi Restelli, Frangipane Marcella
Responsabili: 
  • Balossi Restelli Francesca
  • Frangipane Marcella
  • Mori Lucia
Collaboratori: 
  • Conati Barbaro Cecilia
  • Lemorini Cristina
  • Alvaro Corrado
  • Laura Sadori
  • Alessia Masi
  • Gian Maria Di Nocera (Università della Tuscia, Viterbo)
  • Federico Manuelli (CNR)
  • Francesco di Filippo (CNR)
  • Lucia Ghedin (Istituto per la Grafica, Roma)
  • Roberta Bollati (Istituto Centrale del Restauro)
  • Giuseppina Fazio (Istituto Centrale del Restauro)
  • Erdal Selim Yılmaz (Università Hacettepe, Ankara (Turchia))
  • Burçin Aşkım Gümüş (Università Hacettepe, Ankara (Turchia))
  • Sevgi Dönmez (Università Inönü di Malatya (Turchia))
  • Burhan Ulaş (Università Inönü di Malatya (Turchia))
  • Üyesi Aysun Tuna (Università di Bolu (Turchia))
  • Pamela Fragnoli (Accademia austriaca delle Scienze)
  • Andreas Hauptmann (Bergbau Museum, Bochum (Germania))
  • Thomas Stöllner (Bergbau Museum, Bochum (Germania))
  • Laszlo Bartosiewicz (Università di Stockholm (Svezia))

La Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale della Sapienza Università di Roma, opera dal 1961. L’attività principale della missione concerne lo scavo e le ricerche presso il sito archeologico di Arslantepe. Le indagini presso Arslantepe proseguono tuttora con campagne annuali grazie al sostegno finanziario dell’Università di Roma e del Ministero degli Affari Esteri e con regolare permesso di ricerca da parte delle autorità competenti in Turchia. Si stima la rimozione di circa 34000 m3 di terra in questi quasi 60 anni di scavo, per un totale di 13 fasi principali di occupazione, ognuna con diversi rifacimenti e stratificazioni interne. Sono stati consegnati ad oggi al museo archeologico di Malatya 4800 oggetti integri provenienti dallo scavo.
Diretta inizialmente da Salvatore Maria Puglisi, professore di Paletnologia presso la Università Sapienza di Roma, alla direzione della missione si sono poi succedute le professoresse Alba Palmieri e Marcella Frangipane, docenti di preistoria e protostoria del Vicino e Medio Oriente presso la stessa università. 

Arslantepe (Arslan= leone, tepe=collina), situato nella piana di Malatya (Turchia Orientale) a pochi chilometri dalla riva destra dell’Eufrate, è un tell di 3,6 ettari, alto 30 m, che è stato per millenni l’insediamento principale della regione. Il nome antico del sito era Malitiya nelle fonti ittite, Melid, Meliddu o Meliteya in quelle neo-assire ed urartee. Ma la lunga storia di Arslantepe inizia almeno dal VI millennio a.C. (Neolitico tardo) e continua ininterrotta fino alla fine del VIII sec. a.C., quando, nel 712 a.C., Sargon II di Assiria conquistò e distrusse la città. Dopo un periodo di abbandono, l’abitato fu rioccupato come semplice villaggio rurale in età tardo romana, quando l’esercito di Roma ha installato in questa pianura, ma più vicino al fiume Eufrate, una legione a difesa del confine orientale. In età bizantina il sito fu riutilizzato come cimitero. 

I periodi per cui Arslantepe è più conosciuto sono le fasi del IV millennio a.C., quando si sviluppa nel sito una società complessa che da origine ad una forma di stato primitiva, contemporanea e molto simile a quella basso mesopotamica di Uruk, e la fine del Bronzo Tardo e la prima età del Ferro (fine II e inizi I millennio a.C.) quando Arslantepe (Malitiya) entra nella sfera imperiale ittita e poi diventa la capitale di un regno neo-ittita. Per entrambi questi periodi Arslantepe ha restituito opere monumentali ancora perfettamente conservate e visibili, che hanno giustificato la musealizzazione del sito e la sua apertura al pubblico. Nel palazzo del IV millennio, i cui muri sono conservati fino ad oltre 2 metri di altezza, sono state trovate delle spade in rame arsenicale, che sono tutt’ora le più antiche al mondo, un archivio con più di 1700 cretulae in argilla con impressione di sigillo, testimonianti transazioni economiche palatine e dei dipinti parietali ancora perfettamente visibili.

Le mura monumentali, gli intonaci dipinti, l’unicità di questo monumento hanno portato alla domanda di inserimento del sito tra il patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO, per la quale è atteso il responso nell’presente anno 2020 mentre ad Arslantepe sono rimaste solo delle rare occupazioni di agricoltori. La fertile piana infatti è stata per tutta la sua storia una fonte importante di sussistenza agricola.

I membri della missione sono una sessantina di studiosi e collaboratori, provenienti dalle seguenti istituzioni di ricerca e universitarie, nazionali e internazionali: Dipartimento di Scienze dell'Antichità dell'Università Sapienza di Roma, l'Università della Tuscia (Viterbo), l'Istituto Per la Grafica di Roma, L'Istituto Centrale del Restauro di Roma, La Pennsylvania University, l'Università di Vienna, l'Università Hacettepe di Ankara, l'Inonü Üniversitesi di Malatya, il CNRS-Montpellier, il CNRS di Nizza, l'Università di Stoccolma, La Central European University di Budapest, il Deutsches Bergbau-Museum di Bochum, Max Plank institut di Jena. Si tratta dunque di un grande progetto di collaborazione internazionale con una forte connotazione interdisciplinare. 

Le attività di ricerca portate avanti coinvolgono: archeologi, antropologi, paleopatologi, biologi, zoologi, geologi, botanici, storici, chimici e geochimici, archeometri, archeometallurghi. Da queste collaborazioni si sono sviluppati numerosi progetti, tra cui sono attualmente in corso:

  1. una ricostruzione paleoclimatica mediante analisi polliniche, isotopiche e carotaggi;
  2. una ricostruzione delle diete mediante indagini isotopiche sulle ossa animali e umane;
  3. indagine sulle pratiche di allevamento e pastorizia, sempre mediante analisi isotopiche;
  4. studio del DNA antico (umano, di capra, pecora e cavallo);
  5. analisi della produzione metallurgica e della provenienza dei minerali metalliferi;
  6. archeometria della ceramica finalizzata alla ricostruzione delle pratiche di produzione della stessa.

Le attività sul campo che si portano avanti nell’ambito della missione di ricerca sono di scavo, di restauro e di esposizione al pubblico, quest’ultima in collaborazione con il museo e le autorità locali. Tale collaborazione è finalizzata anche alla formazione di professionisti in Turchia. 

Finanziamenti: 
  • Ateneo Grandi Scavi
  • Ministero Affari Esteri
  • MIUR
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